Quanto dura la batteria del pacemaker e come si capisce che va sostituita

La batteria è il vero orologio di un pacemaker: quando si esaurisce, il dispositivo va sostituito. È una delle domande più frequenti in ambulatorio e la risposta è rassicurante: l’esaurimento non arriva mai all’improvviso, perché viene previsto con mesi di anticipo durante i normali controlli periodici.

Quanto dura la batteria di un pacemaker

Nella maggior parte dei casi la batteria di un pacemaker moderno dura tra gli 8 e i 12 anni. Alcuni dispositivi superano questo intervallo, altri si esauriscono prima: la durata non è un numero fisso, è il risultato di quanto lavoro il pacemaker deve svolgere ogni giorno.

Per un defibrillatore impiantabile la durata media è inferiore, in genere tra i 6 e i 10 anni, perché il dispositivo mantiene i condensatori pronti a erogare una scarica. Il loop recorder, che serve soltanto a registrare il ritmo, ha una vita di circa tre o quattro anni, al termine dei quali viene rimosso e non sostituito.

Da cosa dipende la durata della batteria

Il primo fattore è la percentuale di stimolazione. Un paziente stimolato nella quasi totalità dei battiti consuma molta più energia di chi utilizza il pacemaker soltanto come rete di sicurezza, in poche occasioni.

Il secondo fattore è l’energia impostata. La corrente necessaria a far contrarre il cuore varia da persona a persona e può cambiare nel tempo: ottimizzare i parametri di stimolazione durante i controlli allunga concretamente la vita della batteria, a volte di anni.

Il terzo fattore riguarda il numero di camere stimolate e le funzioni attive: registrazioni continue, algoritmi diagnostici e telemonitoraggio sono strumenti utili, ma hanno un costo energetico che va bilanciato con il beneficio clinico.

Come si capisce che la batteria va sostituita

Non serve indovinare: lo dice il pacemaker stesso. Durante il controllo, l’interrogazione del dispositivo mostra la tensione della batteria, l’impedenza degli elettrocateteri e una stima della longevità residua espressa in mesi o anni.

Quando la carica scende sotto una soglia prestabilita il dispositivo segnala la fase di sostituzione elettiva, indicata dalle sigle ERI o RRT a seconda del produttore. Non è un allarme: significa che resta un margine di sicurezza, in genere di alcuni mesi, per programmare l’intervento con tranquillità.

Soltanto molto più tardi, e solo se i controlli vengono trascurati per lungo tempo, si arriva alla fase di fine vita del dispositivo, in cui il pacemaker disattiva le funzioni accessorie per garantire la stimolazione essenziale. Rispettando la cadenza dei controlli questa fase non viene mai raggiunta.

Quali sintomi non vanno ignorati

La maggior parte dei pazienti non avverte nulla mentre la batteria si avvicina al termine, ed è proprio per questo che i controlli programmati sono indispensabili. Alcuni sintomi, però, meritano una valutazione senza attendere l’appuntamento successivo.

Meritano attenzione la ricomparsa di stanchezza o affanno da sforzo che erano migliorati dopo l’impianto, i capogiri, gli svenimenti o le sensazioni di testa vuota, la percezione di un battito molto lento o irregolare e una ridotta tolleranza all’attività fisica abituale.

Va detto con chiarezza: un pacemaker non si spegne da un momento all’altro. Il passaggio dalla piena carica all’esaurimento è graduale e perfettamente monitorabile.

Come avviene la sostituzione del pacemaker

La sostituzione non riguarda tutto il sistema. Gli elettrocateteri, i fili che collegano il dispositivo al cuore, nella grande maggioranza dei casi restano al loro posto: si sostituisce soltanto il generatore, cioè la parte che contiene la batteria e l’elettronica.

È una procedura più semplice del primo impianto: si esegue in anestesia locale, attraverso la stessa incisione, dura in genere meno di un’ora e prevede un ricovero breve. Prima dell’intervento si verifica il funzionamento degli elettrocateteri e, nei rari casi in cui uno di essi mostri anomalie, si valuta se aggiungerne uno nuovo.

Il modo più efficace per non trovarsi mai di fronte a una sorpresa resta uno: rispettare la cadenza dei controlli. È durante il controllo del pacemaker che si legge la longevità residua e si programma la sostituzione nel momento giusto, senza urgenze.

Se il tuo dispositivo è stato impiantato diversi anni fa e non sai a che punto sia la batteria, puoi prenotare una visita: il Dott. Vito Albergo riceve a Bari e provincia ed effettua visite cardiologiche a domicilio, una possibilità pensata per chi ha difficoltà a spostarsi.

Dott. Vito Albergo — Cardiologo, Aritmologo, Elettrofisiologo

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce le indicazioni del medico.

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