Controllo pacemaker: ogni quanto farlo e cosa succede durante la visita
Chi porta un pacemaker si pone quasi sempre la stessa domanda dopo l’impianto: ogni quanto devo tornare a controllarlo, e cosa succede esattamente durante quella visita? Il controllo del dispositivo è una procedura semplice, indolore e di pochi minuti, ma è il momento in cui si verifica che il pacemaker stia lavorando come deve e si leggono informazioni preziose sul ritmo cardiaco degli ultimi mesi.
Ogni quanto si controlla un pacemaker
Il primo controllo si esegue di norma nelle prime settimane dopo l’impianto: è il momento in cui si verifica la guarigione della tasca e si ottimizzano i parametri di stimolazione. Superata questa fase, la cadenza abituale è di un controllo ogni sei-dodici mesi.
La frequenza esatta dipende da tre fattori: il tipo di dispositivo, la patologia che ha reso necessario l’impianto e quanto il cuore dipende dalla stimolazione. Chi è stimolato nella quasi totalità dei battiti viene seguito più da vicino di chi utilizza il pacemaker solo in modo occasionale.
I controlli si infittiscono, di regola ogni tre-sei mesi, quando la batteria entra nella fase che precede la sostituzione o quando il dispositivo ha registrato episodi aritmici da monitorare. Per i portatori di defibrillatore impiantabile gli intervalli sono in genere più ravvicinati.
Cosa succede durante il controllo
Il controllo si esegue con un apparecchio chiamato programmatore. Una piccola sonda appoggiata sulla pelle, all’altezza del dispositivo, dialoga via telemetria con il pacemaker e ne scarica i dati: non serve alcuna puntura, non c’è dolore e non occorre il digiuno.
In quei minuti si verificano la carica residua della batteria e l’autonomia stimata, l’integrità e l’impedenza degli elettrocateteri, la soglia di stimolazione e la sensibilità del dispositivo, oltre alla percentuale di battiti stimolati rispetto a quelli spontanei. Si legge poi la memoria del pacemaker, che conserva gli eventi registrati nel periodo trascorso: episodi di fibrillazione atriale, tachicardie, pause, variazioni della frequenza cardiaca. È spesso questa lettura a dare un nome a sintomi che il paziente non riusciva a inquadrare.
Se necessario i parametri vengono riprogrammati e adattati alle esigenze del momento: si può modificare la frequenza minima, ottimizzare la stimolazione per contenere il consumo della batteria, correggere impostazioni che generano fastidi. Al termine il paziente riceve un referto con i dati del controllo e l’indicazione della scadenza successiva. Nella pratica tutto si esaurisce in una ventina di minuti, spesso insieme all’elettrocardiogramma e alla visita cardiologica.
Come prepararsi e cosa portare
Non serve alcuna preparazione: si mangia e si assumono i farmaci come sempre. Conviene però portare il tesserino del portatore di dispositivo consegnato al momento dell’impianto, i referti dei controlli precedenti, l’elenco aggiornato dei farmaci e, se ci sono stati sintomi, un appunto con data e circostanze in cui si sono presentati: incrociare quel dettaglio con la memoria del dispositivo è spesso decisivo.
Quando non aspettare il controllo programmato
Alcuni segnali richiedono una valutazione anticipata: svenimenti o sensazione imminente di svenire, capogiri ricorrenti, palpitazioni insistenti, contrazioni muscolari ritmiche del torace o dell’addome simili a un singhiozzo che non passa, affanno o stanchezza peggiorati in poco tempo, e qualunque segno di infiammazione nella zona della tasca del dispositivo come gonfiore, rossore, dolore o secrezione, soprattutto se accompagnato da febbre. Chi porta un defibrillatore deve sempre segnalare l’erogazione di uno shock; se gli shock sono ripetuti serve un accesso urgente in ospedale.
Telemonitoraggio e controllo a domicilio
Molti dispositivi moderni trasmettono i dati a distanza al centro che segue il paziente. Il telemonitoraggio consente di intercettare precocemente anomalie tecniche e aritmie e riduce gli spostamenti, ma non sostituisce del tutto i controlli in presenza, durante i quali si eseguono le misurazioni complete ed eventuali riprogrammazioni.
Per chi ha difficoltà a muoversi esiste anche il controllo del pacemaker a domicilio: il dispositivo viene interrogato a casa del paziente, insieme all’elettrocardiogramma e alla visita cardiologica.
Se hai un pacemaker, un defibrillatore o un loop recorder e ti serve un controllo, oppure se compaiono sintomi che vuoi chiarire, puoi prenotare una visita: il Dott. Vito Albergo riceve a Bari, Trani, Barletta e Andria, con disponibilità di visita domiciliare su richiesta.
Dott. Vito Albergo — Cardiologo, Aritmologo, Elettrofisiologo
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce le indicazioni del medico.